Non mi dire che torniamo a scuola, alle elementari addirittura, ma io so leggere e scrivere, ci mancherebbe, che roba è questa?

Oh certo che sì, tutte le persone che mi stanno leggendo sanno senz’altro sia leggere sia scrivere. Tuttavia, questi due atti, concreti, fisici, coinvolgenti ci sono spesso lontani, li abbiamo relegati a abitudini senza peso.

Giuseppe Pontiggia, scrittore e critico a mio avviso troppo poco ricordato, batteva il tasto sul saper leggere e quindi sul saper scrivere. Che cosa significa? La bellezza di leggere un libro o un racconto è certo conoscere la storia, ma in misura ancor maggiore è scoprire il meccanismo che lo fa funzionare: come sono costruiti i dialoghi, come si muovono i personaggi, come mai rimango appicciata a una storia, al di là della storia stessa. In parole povere: come è congegnata questa narrazione?

Riguardo allo scrivere, beh, questa è davvero un’altra storia, non una storia di scrittura creativa, che, con tutti i corsi che ci sono in giro, certo non è il caso che me ne occupi anch’io.
Mi intriga di più la Scrittura di sé, quella intima e sempre da scoprire, che mi dice qual è la mia voce, i sogni taciuti, che mi consente di svelarmi, poco alla volta, ah ecco, quella mia esperienza posso raccontarla anche così, non ci avevo pensato, e quel litigio con mamma, quando avevo 16 anni, potrei riscriverlo, potrei scrivere le parole che non ho detto e liberare tutte e due da un congelamento pluri-ennale .

Scrivere di sé è invenzione, ossia trovare qualcosa di sé che non si sapeva di avere.